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Piccolo manuale sull’antichissima arte della carne alla brace

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Tipo di piatto: Secondi

Il fuoco

Prometeo non ha rubato agli dèi solo la luce o il calore per scaldare le membra; rubando il fuoco ci ha donato, di fatto, la cucina. La griglia è, con ogni probabilità, la nostra prima forma di espressione culinaria: l’atto che ha separato l’uomo dal resto del regno animale, trasformando poi la necessità biologica in rito e cultura. Davanti alla brace non stiamo solo sfamando il corpo, stiamo onorando il dono del Titano attraverso la manipolazione consapevole dell'energia.

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Al momento in cui scrivo sta arrivando la Pasqua e la domenica o il lunedì dell’Angelo quasi tutta l’Italia si ritrova come tradizione al fianco del fuoco o della brace. Ma grigliare non è "cucinare all'aperto": è una sfida termodinamica che richiede rispetto per la materia e conoscenza della fisica elementare.

Sono state scritte montagne di libri sul BBQ e sulla grigliata, c’è bisogno di questo post? Forse sì, cercherò infatti qui di dare una visione generale e semplificata del mondo della griglia, dalla scelta della carne ai consigli di preparazione e cottura. Non troverete alcuna ricetta, ma spero possiate farvi un’idea di come migliorare le vostre grigliate, foss’anche il semplice arrostire un po’ d’agnello per la Pasqua appunto.

I tipi di grigliata

Il mondo del fuoco è vasto quanto le terre occupate dell'uomo, e sebbene l'energia che trasforma la materia sia la stessa, le tecniche cambiano radicalmente a seconda della latitudine e del rapporto che ogni cultura ha con il tempo e il fumo.

 

La grigliata mediterranea (cottura diretta)

È quella che pratichiamo noi in Italia. Si basa sulla cottura diretta: la carne è posta a pochi centimetri dalla brace ardente.

  • Tecnica: Calore radiante violento.
  • Obiettivo: La reazione di Maillard immediata. Il tempo è breve, il condimento è di solito minimo (sale, olio, erbe). È una cucina di "attacco", veloce e schietta.
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Il BBQ americano (cottura indiretta e fumo)

Qui il paradigma cambia: il barbecue non è una griglia, ma un processo di affumicatura e cottura lenta. Pensate ad esempio al brisket o al pulled pork.

  • Tecnica: Il dispositivo è chiuso (spesso un offset smoker o un kettle). La fonte di calore è separata dalla carne. Il fumo diventa un ingrediente fisico che penetra nelle fibre.
  • Obiettivo: Sciogliere il collagene di tagli "impossibili" (come la punta di petto o la spalla di maiale) attraverso ore di esposizione a temperature basse (attorno ai 110-120°C).
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L'asado argentino (la liturgia del tempo)

Più che una tecnica, è un rito sociale. In Argentina il fuoco è quasi sempre di legna (quebracho), mai di carbone chimico.

  • Tecnica: Si usa la parrilla (una griglia regolabile in altezza) o addirittura la cruz (l'animale intero fissato a una croce di ferro piantata nel terreno vicino al fuoco).
  • Obiettivo: Una cottura lentissima a calore moderato. Non si cerca la crosta bruciata, ma una tenerezza burrosa ottenuta per irraggiamento costante.
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Lo yakitori e l'hibachi (la precisione giapponese)

Il Giappone trasforma la griglia in un atto di micro-ingegneria, utilizzata spesso anche al chiuso grazie al fatto che produce pochissimo fumo.

  • Tecnica: Si usa il carbone Binchotan, un carbone di quercia purissimo che brucia a temperature altissime producendo quantità minime di fumo e nessuna fiamma visibile a regime, emettendo solo raggi infrarossi.
  • Obiettivo: Una precisione millimetrica. Spiedini piccoli (yakitori) dove ogni pezzo di grasso e pelle è posizionato per sciogliersi esattamente in un certo istante.
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La cottura verticale (radiante laterale)

Dalle coste della Sardegna (porceddu) alle steppe della Patagonia (cordero patagonico) passando per il medioriente (kebab): una cottura che non pone la carne sul fuoco o sulle braci, ma al loro fianco.

  • Tecnica: La carne viene posta su un palo o su una croce di ferro a una distanza calcolata, il calore non arriva per convenzione ma per irraggiamento puro.
  • Obiettivo: Usare il grasso che si scioglie dalla carne per auto-irrorarla, proteggendola dal seccarsi, invece che cadere sulla fonte di calore e diventare fumo. Permette cotture lunghe delle ore.
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Tecniche diverse gestiscono al meglio situazioni diverse: nessuno cuocerebbe un porceddu in modo diretto o una fiorentina in verticale.

Anni fa frequentai a Bologna degli argentini. Di ritorno da un viaggio in Toscana uno di loro mi disse: “bellissima la Toscana, peccato che non sappiano cuocere la carne!” Gli risi in faccia e lui mi sfidò ad andarlo a trovare a Buenos Aires e provare uno dei suoi asado. La fortuna mi sorrise e meno di un anno dopo mi trovai a Buenos Aires per lavoro, mi misi d’accordo con lui e mi invitò ad un asado domenicale con la sua famiglia: mi portò in macelleria a scegliere pezzi di carne talmente sanguinolenti da far inorridire qualsiasi europeo non avvezzo, utilizzammo la sua Parrilla Argentina, muovendo le sue leve in continuazione per regolare altezza e inclinazione della griglia e cuocemmo la carne per un tempo impensabile dalle nostre parti. Be’, mangiai la miglior grigliata della mia vita, dovetti ricredermi con buona pace dei toscani.

Ma ciò accadeva ormai 25 anni fa dall’altra parte del globo terracqueo. In questo articolo ci concentriamo sulla versione “nostrana” a cottura diretta sulla brace.

I tipi di combustibile

Prima di accendere la miccia, è fondamentale capire che ogni fonte di energia ha una propria impronta termica e chimica, capace di influenzare non solo i tempi di cottura, ma l'intera struttura aromatica della vostra grigliata.

Legna

È l'essenza del barbecue, responsabile di aromi complessi e speziati sprigionati dalla scomposizione ad alte temperature di cellulosa e lignina. Deve sempre essere ben stagionata e asciutta per evitare fumo eccessivo e vapore. Legni diversi, risultati diversi:

  • Sono perfetti i legni duri, da frutto e da noce (come quercia, ciliegio, melo, noce americano) perché possiedono una struttura cellulare compatta che li fa bruciare in modo lento, costante e uniforme.
  • Stare assolutamente lontani da legni dolci e conifere (come pino, abete, cedro, cipresso). Contengono aria, linfa e resine che li fanno bruciare troppo in fretta, scoppiettare e sprigionare un fumo aspro, fuligginoso e in alcuni casi persino in grado di intossicare l'alimento.

Carbonella

Essendo legno pre-bruciato trasformato quasi interamente in carbonio, brucia in modo costante e a temperature altissime (può arrivare a 480 °C), ideali per rosolare rapidamente. Si sceglie principalmente in due formati:

  • Carbone a pezzi: Ricavato da scarti irregolari di legno duro. Brucia generando poca cenere, ma è molto incostante: la forma e le dimensioni variabili rendono imprevedibile la durata della combustione e la gestione del calore.
  • Briquette: Composti di polvere e segatura compresse. Grazie alla loro pezzatura uniforme, offrono un calore costante e il miglior controllo possibile della temperatura. Durano generalmente di più del carbone in pezzi e sono quindi adatti per cotture lunghe o per grigliate “lunghe” con molti convitati.

Gas

I BBQ a gas (propano o metano) sono imbattibili per comodità e controllo della temperatura. Il gas ha però una combustione estremamente pulita che genera solo acqua e anidride carbonica; di conseguenza, non dona alcun sapore di fumo naturale al cibo. Non otterrete quindi del sapore di brace o affumicato della legna o della carbonella.

Criteri di selezione della carne

I criteri principali per scegliere un taglio di carne ideale per la cottura alla griglia riguardano la quantità di tessuto connettivo, la presenza di grasso, la tenerezza naturale del muscolo e il suo spessore:

  • Poco tessuto connettivo (collagene): La griglia è un metodo di cottura asciutta e veloce che sfrutta temperature elevate. Per questo motivo, bisogna obbligatoriamente optare per tagli teneri e poveri di tessuto connettivo a meno che non abbiate in programma una preparazione speciale a bassa temperatura (vedi dopo).
  • Elevata marezzatura (grasso intramuscolare): È fondamentale scegliere una carne marezzata, ovvero che presenti piccole venature di grasso visibili a occhio nudo inframmezzate tra i fasci muscolari. L'errore più comune dei consumatori è acquistare bistecche magre e prive di grasso intramuscolare. Durante la cottura, questo grasso si scioglie e si insinua tra le fibre agendo da lubrificante, compensando la mancanza di gelatina e rendendo il taglio molto più morbido, succulento e saporito.
  • Tenerezza e sapore del muscolo: Il filetto è il taglio più tenero, ma non il più saporito. I muscoli che lavorano di più sviluppano più mioglobina e grasso intramuscolare, quindi più carattere. Per la griglia conviene orientarsi verso tagli che bilancino tenerezza e sapore — controfiletto, costata, scamone — evitando i muscoli troppo nobili e privi di personalità aromatica.
  • Spessore e pezzatura: La carne da grigliare deve avere uno spessore uniforme per evitare che cuocia in modo disomogeneo, ritrovandosi con estremità crude e altre troppo cotte. Il calore diretto della brace trasferisce l'energia molto velocemente, rendendo questa tecnica perfetta per tagli sottili o cibi di piccole dimensioni che cuociono in fretta. Tagli molto sottili, come il diaframma, beneficiano dell'ampia superficie per insaporirsi ma devono essere cotti molto velocemente (al sangue o al massimo a cottura media) per evitare che diventino duri.

Guida pratica ai tagli

Il primo errore si compie al banco del macellaio. La grigliata di Pasquetta non deve essere un ammasso indistinto di proteine, ma una selezione ragionata di tessuti, grassi e resistenze termiche. Ecco una breve carrellata da arca di Noè:

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Bovino (manzo e vitellone)

  • Fiorentine, costate (o entrecôte se disossate), controfiletto e scamone: Sono i tagli classici e più indicati per le bistecche, poiché uniscono una buona tenerezza a un sapore intenso, specialmente se scelti con una buona marezzatura di grasso intramuscolare. Da cuocere a temperatura molto elevata e secondo il gusto (al sangue, media o ben cotta).
  • Filetto: È il muscolo in assoluto più tenero dell'animale e privo di connettivo, anche se risulta meno saporito rispetto alla costata o al controfiletto. Deve essere cotto poco o diventa duro e stopposo, personalmente preferisco farlo in padella, accompagnandolo poi con una salsa.
  • Infraspinato (flat iron steak): Una scoperta gastronomica recente, si ricava dal "cappello del prete" (un taglio della spalla) ripulito dalla fascia di tessuto connettivo centrale. Risulta essere il secondo muscolo più tenero del bovino in assoluto, molto saporito ed eccellente per la cottura alla griglia, piastra o in padella. Trattatelo come una bistecca.
  • Diaframma (noto anche come cartella): Un taglio piatto e sottile, magro ma estremamente saporito, ideale per essere cotto velocemente ad alte temperature sulla griglia (al sangue o media cottura).
  • Hamburger (di solito un mix di punta di petto e reale): Tagli della parte anteriore con una buona percentuale di grasso, ideali per essere macinati e ricompattati, per una cottura anche lunga che esalta il sapore della carne. 
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Maiale

  • Coppa (o capocollo): È il taglio perfetto per la brace. La sua marezzatura profonda e il tessuto connettivo diffuso lo rendono quasi impossibile da sbagliare. Il grasso si scioglie gradualmente, mantenendo la carne umida anche a temperature elevate.
  • Costine (o puntine): Probabilmente il taglio più iconico e, paradossalmente, il più maltrattato. Sebbene siano onnipresenti, la cottura alla griglia diretta è un errore metodologico: essendo ricche di collagene e osso, richiedono tempi lunghi e temperature moderate per sciogliersi. Se cotte velocemente sulla brace viva, diventeranno dure e tenaci. L'ideale è una pre-cottura a bassa temperatura (vedi dopo) o una cottura indiretta lenta (BBQ style).
  • Salsiccia: La regina della convivialità. È un'emulsione di carne e grasso protetta da un budello naturale. Fra la cottura “aperta” o quella chiusa c’è una differenza abissale, quasi fossero due tagli diversi. Molti “bucano” con la forchetta la salsiccia chiusa per evitare che si gonfi o addirittura “esploda”, il vero grigliatore professionale la cuoce invece chiusa, avendo cura di non scaldarla mai troppo.
  • Pancetta: Il grasso puro. La sfida qui è la gestione delle fiammate: il grasso che cola crea fumo e fiamme che possono carbonizzare la carne in pochi secondi. Va gestita con estrema attenzione o in zone di calore meno intenso.
  • Cosa evitare: La lonza o l'arista. Sono muscoli troppo magri e privi di connettivo. Senza una protezione di grasso o una tecnica di reverse sear millimetrica, la griglia le trasformerà in brevissimo tempo in qualcosa di simile al cartone pressato.
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L’agnello (e gli ovini in genere)

  • Carré e costolette: Sono tagli eccellenti, teneri e molto indicati per la cottura veloce a calore diretto.
  • La Spalla: È il taglio d'elezione. Ricco di tessuto connettivo e grasso intramuscolare, offre una succosità inarrivabile se trattata con pazienza, tagliata magari a fette di spessore uniforme.
  • Gli arrosticini: Sono l'atomo della griglia. Non sono semplici spiedini, ma una sequenza ritmica di magro e grasso ovino (solitamente pecora). La loro cottura sulla "canala" è una danza di calore radiante puro: il grasso deve sciogliersi e irrorare la fibra, proteggendola. Se diventano secchi, avete fallito la gestione del tempo.
  • Cosa evitare: Il coscio intero buttato direttamente sul fuoco. La sua magrezza e la sua massa lo rendono il candidato ideale per un esterno carbonizzato e un interno fibroso.
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Pollo e tacchino

  • Cosce e sovracosce di pollo: Sono gli unici tagli che onorano davvero la brace. La presenza dell’osso e, soprattutto, della pelle funge da scudo biologico: mentre la pelle sfrigola e si trasforma in una pellicola croccante, protegge la carne sottostante mantenendola umida. L'obiettivo è una pelle vitrea e una carne che si stacca dall'osso senza sforzo.
  • Alette: Il paradiso della reazione di Maillard. Il rapporto pelle/carne è altissimo, rendendole perfette per chi cerca la croccantezza estrema, a patto di gestirle in zone di calore moderato per evitare che la pelle bruci prima che il grasso sottocutaneo sia completamente fuso.
  • Pollo intero aperto a libro: È la tecnica più impegnativa della categoria e, se ben eseguita, la più appagante. Aprire il pollo rimuovendo la colonna vertebrale e appiattirlo permette una superficie di contatto uniforme e riduce drasticamente i tempi rispetto a un pollo intero. La pelle, distesa su tutta la superficie, diventa un'unica corazza protettiva. La sfida è gestire la cottura indiretta nella prima fase — il petto e le cosce hanno tempi diversi e si trovano a distanze diverse dalla brace — e passare al calore diretto solo alla fine per la croccantezza finale. Una salamoia di almeno 4-6 ore migliora sensibilmente il risultato.
  • Il tacchino: Molto più complesso a causa della fibra ancora più magra e asciutta. Se proprio dovete grigliarlo, è obbligatorio ricorrere a una salamoia liquida magari con abbondante olio di almeno 12 ore: il lungo riposo permetterà al sale di penetrare in profondità nelle fibre, creando un "cuscinetto di sicurezza" contro il calore della brace, l’olio aiuterà ad aromatizzare e a scottare l’esterno per salvaguardare i liquidi all’interno.
  • Cosa evitare: Il petto (di pollo o tacchino) a fette sottili. Sulla griglia è un errore concettuale: la fibra muscolare si contrae immediatamente espellendo ogni traccia di umidità. Se proprio volete il petto, cuocetelo intero e imparate a usare il reverse sear (vedi dopo).

Salatura e concia (marinatura)

La marinatura e la salatura non servono a "coprire" il sapore, ma a preparare la carne all'aggressione del calore. Può esaltare il sapore, donargli note particolari oppure, sì, può anche trasformare un insipido pollo in un capolavoro di morbidezza e profumi d’oriente.

Salatura

Quante volte ho sentito l’affermazione “non salare la carne prima della cottura, l’osmosi le fa perdere acqua”. Vero, ma anche sbagliato. L’osmosi che estrae i liquidi dalla carne è solo la prima parte di una storia più lunga: le fibre della carne a contatto con l’acqua salata si “aprono” richiamando per tensione superficiale e gravità l’acqua salata al loro interno. Se salate la carne con almeno un’ora di anticipo (ma meglio 12 ore o un’intera giornata), la salatura penetrerà in profondità, insaporendo l’intero pezzo e non solo la superficie. Se non avete tempo, salate immediatamente prima di mettere la carne sulla brace o dopo la cottura, ma vi assicuro che con una salatura prolungata la carne risulterà incredibilmente saporita.

La concia

Qua ci si sbizzarrisce con erbe e spezie, l’unico limite è la vostra fantasia. Un’unica raccomandazione: usate sempre olio oltre agli aromi, anche se la carne è grassa. Il grasso liquido infatti aiuterà le molecole aromatiche delle spezie a liberarsi e aromatizzare il pezzo di carne. Marinare senza olio è come partire per un lungo viaggio col freno a mano tirato.

Liquidi e acidità

Limone, aceto o vino non servono a cuocere, ma a rompere parzialmente i legami del collagene superficiale, rendendo il primo morso più cedevole. Ma contengono molta acqua e sono per di più acidi e questo limiterà le famose reazioni di maillard. Asciugate molto bene la carne prima di cuocerla se avete usato un liquido acido nella marinatura.

Basi cremose (yogurt e latte di cocco)

Agiscono come manipolatori della struttura proteica. L'acido lattico dello yogurt denatura parzialmente le proteine superficiali rendendo la carne più cedevole, mentre i grassi e gli zuccheri del latte di cocco creano uno scudo che accelera una Maillard aromatica e caramellata. Attenzione alla gestione del fuoco: i residui di queste marinature tendono a bruciare rapidamente, richiedendo zone di calore meno violento.

Le zone del BBQ e la gestione del calore

Una griglia uniformemente coperta di braci ardenti è, paradossalmente, il modo più semplice per rovinare il pranzo. La fisica del calore richiede zone d'ombra per permettere alla materia di trasformarsi senza distruggersi. Attrezzatevi per avere due zone sulla griglia:

  • Zona Diretta: È l'area sopra le braci vive. Qui regna l'irraggiamento puro, ideale per la reazione di Maillard su tagli sottili (arrosticini, diaframma) o per la fase finale del reverse sear. È il luogo dello shock termico.
  • Zona Indiretta: È l'area priva di braci sottostanti. In un BBQ chiuso funge da forno a convezione; in una griglia aperta è la vostra "zona di sicurezza". Serve per portare a temperatura il cuore dei tagli spessi o per "parcheggiare" la carne che sta scurendo troppo velocemente all'esterno.

In generale, sul letto di braci ci saranno zone più o meno calde: sfruttatele per regolare la cottura, rosolare al meglio e lasciar cuocere al meglio.

Per i pezzi più grossi il vostro miglior amico sarà il termometro a sonda. In Italia si usa poco ed effettivamente per una bistecca di coppone non ha senso. Ma se vi state avventurando in pezzi più grossi, usate il termometro. Non c’è altro modo di controllare la temperatura interna della carne.

E se il grasso cola sulla brace e parte una fiammata? La prima cosa è: cercate di non farlo avvenire; servono a questo le due zone. Se capita, la prima cosa da fare è spostare la carne in zona di sicurezza (o una teglia fuori dal BBQ). La brace infiammata non si spegne poi con l’acqua, usate la cenere o se proprio volete usare l’acqua, solo uno spruzzino con poca acqua e la carne lontana. Se avete un BBQ con coperchio, non chiudete aspettando che si spenga la fiamma. Si spegnerà, ma nel frattempo il fumo nero avrà dato una nota sgradevole al sapore della carne.

Il riposo della carne

Il riposo non è un’opzione o un tempo morto: è l'ultima, fondamentale fase della cottura. Quando la fibra muscolare incontra il calore violento, si contrae spingendo i succhi verso il centro del taglio. Se tagliate la carne appena tolta dalla brace, quei liquidi preziosi finiranno sul tagliere, lasciandovi un boccone asciutto. Appena dopo averla tolta dalla brace, riponete la carne in una teglia, magari con un coperchio che non la sigilli (vogliamo una grigliata, non un “lesso”), e lasciatela riposare prima di servirla.

  • La ridistribuzione: Durante il riposo, le fibre si rilassano e i succhi migrano nuovamente verso la periferia del taglio. La carne diventa uniformemente succulenta.
  • L'inerzia termica: Ricordate che la temperatura interna continuerà a salire di 2 o 3 gradi anche dopo aver tolto il pezzo dal fuoco. È l'energia accumulata in superficie che continua a viaggiare verso il cuore.
  • Il tempo: Per una bistecca da 4 cm, servono almeno 5-8 minuti di attesa.

L’evoluzione della tecnica: il "Reverse Sear"

La tecnica del reverse sear (cottura inversa) è un metodo a due fasi che gestisce la cottura dell'interno del cibo e la rosolatura della sua superficie come due processi completamente separati. È considerata la tecnica ottimale per preparare alimenti spessi più di 2,5/3 cm (come bistecche molto alte, grandi arrosti come la prime rib o persino patate al forno) e si basa sull'impiego strategico di due temperature diverse.

  1. Cottura dolce (Low & Slow): Si inizia cuocendo la carne a bassa temperatura, sfruttando una zona a calore indiretto nel barbecue oppure utilizzando un forno impostato a temperature moderate (ad esempio 130-150 °C). L'obiettivo è innalzare la temperatura al cuore della carne molto lentamente, fino ad arrivare appena al di sotto del grado di cottura finale desiderato (ad esempio 50-55 °C per una carne al sangue). Questo approccio dolce garantisce una cottura perfettamente uniforme da un bordo all'altro, scongiurando la formazione di quella spessa e sgradevole fascia di carne grigia e stracotta che solitamente si crea subito sotto la crosta esterna.
  2. Rosolatura violenta (Hot & Fast): Una volta che l'interno ha quasi raggiunto la temperatura target, si sposta la carne su una fonte di calore diretto ed estremo, come la brace rovente o una padella caldissima. Rigirando spesso il taglio, si sottopone la superficie a un'energia fortissima per un tempo brevissimo: in questo modo si innesca quasi istantaneamente la reazione di Maillard, creando una crosta scura e ricca di sapore, ma il calore non ha il tempo di migrare in profondità e stracuocere l'interno della carne, che rimane perfetta.

Questo metodo ribalta scientificamente il vecchio (e falso) mito culinario secondo cui bisognerebbe scottare la carne all'inizio per "sigillarne i succhi". Al contrario, il miglior risultato gastronomico per i tagli spessi si ottiene facendo l'esatto opposto: prima si porta l'interno alla giusta temperatura, e solo alla fine si rosola brevemente a calore molto intenso.

Cuocere come uno scienziato (la preparazione sotto vuoto)

Se avete un roner per la cottura sotto vuoto a bassa temperatura controllata, potete portare il reverse sear al suo massimo. La precisione al decimo di grado del roner, se usata con sapienza e consapevolezza, vi rende impossibile stracuocere e potrete ottenere risultati incredibili in termini di morbidezza e consistenza che non è possibile raggiungere con preparazioni al forno.

Prendiamo ad esempio una costoletta di maiale, la cui cottura sulla griglia come dicevamo prima è uno dei tipici errori all’italiana. Quante volte avete gustato una costoletta alla griglia trovando la carne gustosa sì, ma dura, bruciacchiata fuori o ancora rosea e attaccata all’osso dentro, se non entrambi i difetti? E quando invece viene cotta al forno o in padella, magari con pomodoro o altri liquidi risulta tutta tenera anche se magari dal sapore un po’ “lessato”? Ecco, con una preparazione sottovuoto e una finitura sulla brace violenta otterrete una carne perfetta, croccante fuori e morbida ma ancora consistente all’interno, e nel piatto rimarrà solo un osso bianco perfettamente pulito. Provatela una volta e non cuocerete mai più una costoletta solo sulla brace…

Padroneggiare la preparazione a temperatura controllata significa trasformare una grigliata in un piatto da chef.

Un’ultima riflessione

Probabilmente non è esistito nessun Prometeo, l’uomo non ha rubato il fuoco agli dèi, lo ha scoperto, capito, domato e ne ha fatto uno strumento che ancora oggi tutti noi usiamo nella vita quotidiana. Quando grigliate, state ripetendo un gesto che risale a centinaia di migliaia di anni fa

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Mentre il fumo sale al cielo e l’aria si riempie di quel gustoso aroma tipico dei giorni di festa, ricordate che il fuoco è l'archetipo della trasformazione. È ciò che ci distingue dal resto del regno animale: la capacità di usare il calore per trasformare la natura in cultura. Guardatevi attorno: starete grigliando per familiari e amici, tutti raccolti attorno al fuoco come lo eravamo fin dalla notte dei nostri tempi.

Ignorate lo smartphone: non serve documentare la bistecca per un pubblico distratto sui social network. Guardate invece come il grasso sfrigola, ascoltate il suono della legna che cede, osservate i volti dei vostri amici illuminati nel calore della brace. La cucina è convivialità, presenza, cultura, attenzione ai sensi e interdipendenza.

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